adulti
prosa
70 minuti
Sabato 4 luglio 2020
Nel 2012 è stato avviato un progetto dal nome Mars One con l’intento di costruire una colonia permanente su Marte. Per essere selezionati si doveva postare un video su internet in cui motivare il desiderio di divenire per sempre “marziani”. Le candidature arrivate sono state 202.568.
Ora, cos’è che vogliamo veramente da Marte? Non sarà soltanto l’ennesima trovata per non occuparci del presente? Per distogliere lo sguardo da questa esistenza che scorre tra le dita, e noi lì con l’artrosi?
Quando non si può avere la realtà, un sogno vale la realtà, allora ecco che forse Marte è soltanto una metafora, il sogno di un altrove, di una terra promessa. Siamo andati ovunque su questa terra eppure di Dio nessuna traccia. Ma ecco la nuova moda: emigrare su Marte, per riempire un vuoto di senso grande come l’universo.
VIENI SU MARTE parte da questa riflessione e si sviluppa poi in un caleidoscopio esistenziale, uno zibaldone dell’umanità che attraverso diverse storie vuole affrontare il tema della partenza, intesa come scelta o come imposizione, come il moto a luogo che da sempre definisce l’umanità e il suo essere in un disequilibrio costante tra la voglia di cambiamento e il desiderio di affermazione. Un maestro chiamato a insegnare in un piccolo paesino marziano abitato da bifolchi; due sorelle che abbandonano la Terra perché in lite con i genitori; due cattivi ragazzi di provincia che assistono all’esodo dei “negri” su Marte; una vecchia con un marito defunto che ha espresso il desiderio di essere seppellito su Marte; un barbone attore e il suo desiderio di mettere in scena Thomas Bernhard su Marte perché lì finalmente sarà compreso (lui o Bernhard?). E in mezzo a tutta questa umanità c’è il povero marziano, occupato e seviziato attraverso sedute psicanalitiche che lo porteranno a “comprendere l’umano”; perché desiderare l’altrove, ricercarlo costantemente o almeno sognarlo è una prerogativa umana. Per comprendere chi è disposto a lasciare tutto e partire senza possibilità di ritorno verso Marte bisogna essere umani, profondamente umani, con tutte le imperfezioni, le paure, i vuoti e le contraddizioni che sono incise nel nostro DNA.
Raccontiamo di questo in VIENI SU MARTE oppure, più precisamente, dell’uomo che va alla ricerca di una pozza d’acqua dove, specchiandosi, possa finalmente incontrare un marziano.
uno spettacolo di VicoQuartoMazzini | diretto e interpretato da Michele Altamura e Gabriele Paolocà | drammaturgia Gabriele Paolocà | scene Alessandro Ratti | luci Daniele Passeri | costumi Lilian Indraccolo
riprese e video editing Raffaele Fiorella, Fabrizio Centonze | tecnica Stefano Rolla | produzione VicoQuartoMazzini, Gli Scarti | con il sostegno di Officina Teatro, Kilowatt Festival, Asini Bardasci, 20Chiavi Teatro | con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”
Dove
Campsirago Residenza,
Via San Bernardo 2,
Colle Brianza, Fraz. Campsirago
4 luglio 2020
Rassegna stampa
“Copione scritto con finezza, ottimamente recitato e realizzato in una messinscena poetica e grottesca, di forte impatto visivo.” RENATO PALAZZI – IL SOLE 24 ORE
“Il divertimento surreale e crudele conferma la vena di Vico Quarto Mazzini, ovvero Michele Altamura e Gabriele Paolocà marziani tentatori per chi abbocchi all’invito del titolo.” GIANFRANCO CAPITTA – IL MANIFESTO
“Altamura e Paolocà ricorrono a un apparato scenografico complesso e cangiante e si sottopongono a repentine e numerose metamorfosi, ma ciò che davvero colpisce è la capacità di tramutare in surreale poesia intuizioni non scontate sulla fragilità umana.” LAURA BEVIONE – HYSTRIO
“E mentre stiamo lì a fissarli, pure con una certa ironia, quei volti stanchi, infelici, a tratti buffi, capita che una parola, una frase, una smorfia fugace ci risuoni dentro, facendoci sentire quell’identica, inspiegabile voglia di evasione. Uno spettacolo di suggestioni e di rimandi diffusi a immaginari cinematografici, teatrali,
letterari, in cui la lingua e, con essa, il registro espressivo si modulano costantemente fra il comico e il tragico, sfidando un espressionismo cucito addosso ai due protagonisti che senza eccessi segna lo sconforto di un’umanità alla deriva.” VALENTINA DE SIMONE – REPUBBLICA.IT
“Questo lavoro è potente per tutta una serie di aspetti: la sincerità espressiva, accompagnata da una recitazione generosa; le atmosfere oniriche, fino a percepire la riduzione della forza di gravità; la potenza di astri luminosi mai così vicini, sottolineata dall’avvicendarsi di chiarore e buio; il bisogno di silenzio, per avviare il dialogo con la notte. “Vieni su Marte” esorcizza la morte attraverso uno sguardo acuto verso il cielo, per cogliere lo spettacolo delle stelle. Per osservarle da una prospettiva in cui paiono a portata di mano. La percezione della nostra fragilità non genera smarrimento, ma senso di meraviglia.” VINCENZO SARDELLI – KLPTEATRO.IT
“Uno spettacolo necessario per capirci meglio, per frugare la nostra paura della morte, per scovare il nostro germe che ci fa pensare al passato per migliorare il nostro futuro non riuscendo a vivere serenamente il presente con la costante spada di Damocle sul collo della fine, più o meno imminente: teatro di qualità.” TOMMASO CHIMENTI – RECENSITO.NET
“La compagnia VicoQuartoMazzini approfondisce la propria riflessione iniziale, chiedendo al pubblico un’autovalutazione, una personale presa di coscienza: se sulla Terra l’uomo ha portato guerra, razzismo e mille altri mali, cosa ci fa pensare che su Marte sarà diverso? Se sul pianeta rosso atterreranno gli stessi ignoranti che attualmente vivono sul nostro pianeta, quale apporto pensiamo che possano dare? Come ridurranno il pianeta? Altamura e Paolocà, in maniera sottile e indiretta, ci fanno capire che forse il problema non è il pianeta, ma siamo noi. E anche se riuscissimo a raggiungere un’altra galassia, il problema resteremmo comunque noi umani.” JASMINE TURANI – MILANOTEATRO.IT
“VicoQuartoMazzini riesce a lavorare sulla forma senza perdere mai di vista il contenuto, rendendo lo spettacolo un messaggio per il cuore, e contemporaneamente un saggio sull’uso di questo linguaggio come mezzo per un fine più alto.” GIOVANNI IACOPETTI – PERSINSALA.IT
“La creazione, oltre che ben interpretata nel complesso, è anche ricca di spunti non intellettualistici e affidati a un farsi scenico che fa sbalzare, dal buio, delle figure reali ma un po’ eccessive, umane ma anche un po’ burattine, interpreti di un seguirsi veloce e feroce di cambi scena e d’abiti tra un film e l’altro. Il vintage si respira integralmente e sembra un po’ di vedere una macchina di Kantor che agisce volendo che il teatro sia magia ma non inganno.” RENZO FRANCABANDERA – PANEACQUACULTURE.IT
“La scelta del linguaggio scenico è la consapevole presa di un rischio da parte della compagnia: comico e tragico si alternano di continuo, e il registro attorale è così marcato da sfiorare l’espressionismo – in questa direzione anche i costumi curati da Lilian Indraccolo. I due autori-attori perseguono così da un lato la volontà di evitare ogni rappresentazione ‘verista’ e quotidiana; dall’altro non rinunciano a condurre lo spettatore all’empatia e al rispecchiamento. L’equilibrio di queste due dimensioni è una partita da giocare senza sconti.” MADDALENA GIOVANNELLI – STRATAGEMMI.IT