Di e con Francesca Sarteanesi
Produzione Kronoteatro e

Gli Scarti
Nomination premio UBU 2020/2021
prosa
50 min.
Domenica 3 luglio, ore 21.00

“Quando s’andava a mangiare il pesce, Sergio. Alla tu mamma gli garbava tanto andà a mangià il pesce là, come ci si chiamava? Come era il ristorante? Come si mangiava. Te hai sempre scelto tutto giusto te. Tutto. Hai sempre avuto dei gusti, sempre avuto gusto anche nel mangiare, sempre le scelte giuste. Tutti prendevano il branzino, te lo ricordi? Noi si prendeva le triglie”.

Sergio è un frammento minuscolo di una vita qualsiasi. Un monologo moderatamente brillante con qualche piccola impurità tendente all’opaco. E’ una voce sola in una scena vuota, un dialogo intimo e affettivo tra un colloquio interiore e… “Scusami tanto Sergio, ma il sagittario non è mai contento. Se hai sposato un  sagittario non è certo colpa tua”.

Un soliloquio di una giovane donna che, in flusso incessante di parole, si rivolge al compagno ricordando momenti all’apparenza ordinari, di una “normale” vita di coppia: confessioni pronunciate con leggerezza che lasciano immaginare una profonda malinconia, un rimpianto soffuso, a malapena accennato, che racconta in modo disarmante la routine di una vita trascorsa tra i rimorsi e l’assuefazione al quotidiano, in cerca di un equilibrio.

di e con Francesca Sarteanesi | collaborazione drammaturgia Tommaso Cheli | costumi Rebecca Ihle | produzione Kronoteatro e Gli Scarti | con il sostegno di Armunia residenze artistiche – Festival Inequilibrio
Dove
Palazzo Gambassi
Campsirago Residenza,
Via San Bernardo 5,
Colle Brianza, Fraz. Campsirago
3 luglio

Rassegna stampa

Un racconto in assenza questo, nel quale l’attrice e autrice, sulla sinistra del palco, parla al compagno di una vita, Sergio appunto. La figura minuta di Sarteanesi si staglia in mezzo al verde, è una dolce ironia quella di cui si carica il discorso: le cene con la famiglia, le vacanze, i piccoli e comici dolori quotidiani, come quello provato per alcuni amici che pur di non incontrare la coppia si sono finti assenti. Un racconto popolare che potrebbe essere estratto dalle nostre vite nel quale si legge, in controluce, quella sonnolenza di certe estati in cui la relazione resiste, rischia di scoppiare, ma non ce la fa; al pubblico Sarteanesi lascia gli interrogativi sull’assenza di lui e su quegli occhi che continuamente lo cercano. Andrea Pocosgnich – Teatro e Critica